lunedì 11 febbraio 2019
I PIRATI ONG CI RIPROVANO, ORA VANNO A PIANGERE DALLA UE
Bruxelles, 2 feb – Con il caso Sea Watch che sta ancora facendo discutere (e non poco), le Ong immigrazioniste tentano ora di far pressioni sull’Unione europea per sbloccare la situazione in Italia. E lo fanno con una lettera indirizzata alle istituzioni di Bruxelles.
Le richieste di circa 50 organizzazioni non governative sono essenzialmente tre:
1) riattivare per le Ong la facoltà di gestire le operazioni Sar nel Mediterraneo,
2) la riapertura dei porti europei alle loro navi cariche di immigrati e
3) divieto alla Guardia costiera libica di riportare i clandestini in Tripolitania.
In poche parole, si tratta di una sfidabella e buona alla politica dei porti chiusi portata avanti dall’Italia (sebbene la nostra nazione non venga esplicitamente nominata).
«Basta discussioni, riaprire i porti»
«Allo stato attuale – si legge nella missiva inviata a Bruxelles – ogni volta che una nave porta persone appena salvate in un porto europeo, i governi dell’Ue si impegnano in dibattiti penosi e estenuati su dove può sbarcare la nave e quali Paesi possono ospitare i sopravvissuti ed elaborare le loro richieste di asilo». Data questa situazione, ritenuta incresciosa dai «taxi del mare», le Ong chiedono all’Unione europea «provvedimenti immediati». La critica alla condotta dell’Italia e di Matteo Salvini appare poi sempre più chiara: «Invece di sostenere queste attività [delle Ong, ndr] nel tentativo di salvare vite umane – si legge ancora nel documento – alcuni Stati membri dell’Ue hanno reso più difficile il loro funzionamento; hanno fatto accuse infondate contro di loro; e hanno impedito alle navi di ricerca e salvataggio di lasciare i loro porti».
Le «bufale» delle Ong
Nella lettera indirizzata ai vertici dell’Unione europea, le circa 50 Ong firmatarie continuano imperterrite a sostenere che, senza di loro, «il Mediterraneo è diventato uno dei mari più mortali del mondo». Si tratta di una evidente falsità, dal momento che, andando a prendere i migranti direttamente davanti alle coste libiche, le Ong agiscono da pull factor, ossia da incentivo a partire per tutti i clandestini che intendono affrontare la traversata del Mediterraneo. Al contrario, infatti, è proprio quando le Ong hanno cessato le loro attività che, con meno partenze, si sono registrati anche meno morti. In pratica: niente Ong, calo dei viaggi di fortuna e, quindi, delle tragedie mare. Un’equazione semplicissima che, però, non piace proprio alle orecchie degli immigrazionisti di ogni latitudine.
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